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Il precetto dopo il DL 83/2015 2


eurodi Avv. Fabio SALOMONE del Foro di Matera, Socio fondatore Centro Studi Processo Telematico.

LA MODIFICA DELL’ART. 480 C.P.C.

La procedura esecutiva in danno del debitore si arricchisce di un ulteriore adempimento formale: l’obbligo, sancito dal nuovo comma 3 dell’art. 480 c.p.c. (introdotto dell’art. 13, co.1 lett. a) D.L. 83/2015, convertito in legge ma, ad oggi, non ancora pubblicato) di inserire nel precetto “l’avvertimento che il debitore può, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di indebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore”.

Tale obbligo viene fissato a far data dall’entrata in vigore della legge di conversione.

Questa nuova previsione normativa invero desta qualche perplessità e ha suscitato anche qualche incomprensione di qualche interprete che ha inteso tale avvertimento come una sorta di “tentativo di bonario componimento sul credito” o una sua “anomala dilazione di pagamento”. Ciò probabilmente è dovuto al fatto che la normativa sottesa a tale obbligo di comunicazione, pur essendo non molto datata, non è particolarmente nota e sicuramente non ha ancora trovato piena attuazione.

Facciamo riferimento alla disciplina relativa al “Procedimento per la composizione della crisi da sovraindebitamento” prevista dalla Legge n. 3  del 27 gennaio 2012, entrata in vigore il 29 febbraio successivo.

Prima di entrare nel merito del rapporto tra procedimento di composizione delle crisi da sovraindebitamento e procedura esecutiva iniziata con il precetto, corre l’obbligo di analizzare preventivamente il dettato testuale del nuovo comma 3 dell’art. 480 c.p.c. che, a parere di chi scrive, desta qualche perplessità interpretativa.

Non vi è dubbio che l’avvertimento da inserire nel precetto abbia natura “obbligatoria” (deve altresì contenere), ma la norma nulla dice in ordine alle conseguenze giuridiche del suo mancato inserimento nell’atto di precetto: ed infatti, la sua omissione non è espressamente sanzionata con la nullità, cosa che invece il Legislatore prevede in maniera inequivocabile nel comma 2 del medesimo articolo 480 c.p.c., ove si specificano i contenuti obbligatori del precetto (Il precetto deve contenere a pena di nullità …).

Se è valido il principio generale che la sanzione della nullità dell’atto deve essere espressamente prevista dalla legge e non può desumersi aliunde o per analogia, allora l’omissione dell’avviso non dovrebbe inficiare l’atto di precetto. Ma è anche vero che questo, ove privo dell’avviso al debitore, è carente di uno dei suoi elementi essenziali, come delineati dall’art. 480 c.p.c.

L’omissione dell’avvertimento al debitore quindi dovrebbe avere effetti probabilmente negativi sull’atto di precetto, ma allo stato non è dato poterli individuare: se è difficile parlare di nullità dell’atto di precetto, è altrettanto improbabile ipotizzare la sua inefficacia e ancora meno la sua inesistenza. Non si comprende quindi una simile stesura del dettato normativo, che da un lato qualifica “obbligatoria” la presenza dell’avvertimento e dall’altro non prevede nessun tipo di sanzione: è difficile infatti ipotizzare una mera “obbligatorietà” a fini di tutela del debitore, ritenuto che la procedura di composizione della crisi è già prevista da una legge del 2012 e che di questa il debitore si può beneficiare in maniera assolutamente indipendente da un “avviso” del creditore, il quale potrebbe vedersi caducare un atto di intimazione, ove l’atto di precetto fosse privo di tale avvertimento.

Probabilmente queste perplessità saranno sopite in sede giurisprudenziale, con un intervento “sostitutivo” della Magistratura che potrà probabilmente chiarire quali siano le conseguenze dell’omesso avvertimento.

***

L’inserimento della facoltà per il debitore di attivarsi per raggiungere un accordo di composizione della crisi da indebitamento, pone inoltre il problema degli effetti di questa procedura sull’atto di precetto e sulla successiva fase esecutiva attivata dal creditore.

La legge n. 3 prevede una sospensione di tutte le procedure esecutive individuali azionate ed azionabili nei confronti del debitore che abbia attivato la procedura di sovrindebitamento. Le procedure esecutive iniziate o anche proseguite in violazione a tale disposto normativo, sono sanzionate dalla nullità assoluta, rilevabile di ufficio. Per tutto il periodo di sospensione le prescrizioni rimangono sospese e così pure i termini decadenziali (art. 10, co. 4).

Ciò detto, anche se la legge n. 3/2012 prevede una procedura non particolamente lunga e complessa, va evidenziato che questa, inserendosi in un sistema particolarmente saturo e sicuramente non celere, rischia di prolungare di non poco i tempi per il soddisfacimento del credito azionato dal creditore procedente.

Il debitore, infatti, per attivare la procedura di composizione, deve avvalersi necessariamente o di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) o di un professionista nominato dal giudice. Già il primo passaggio è foriero di problemi. La norma, pur essendo stata emanata nel 2012, ha visto l’emanazione del Regolamento per l’iscrizione al Registro degli Organismi preposti alla gestione della crisi soltanto con il Decreto del Ministero della Giustizia del 24 settembre 2014 n. 202, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 21 del 27 gennaio 2015. Quindi, allo stato attuale, il debitore dovrà preliminarmente verificare se nella propria zona siano presenti degli OCC debitamente iscritti nel Registro. In mancanza dovrà presentare ricorso al Presidente del Tribunale per la nomina di un professionista che possa svolgere le funzioni dell’Organismo. Il Presidente provvederà alla nomina del professionista e questi dovrà attivarsi per presentare la proposta di composizione al Tribunale (il Tribunale di Firenze, con provvedimento del giugno 2013, ha riconosciuto la competenza della cancelleria fallimentare dal momento del deposito della domanda in poi. La fase di nomina dell’OCC e di autorizzazione allo stesso ad accedere alle banche dati ex art. 15 c.9 (se precedente al deposito della domanda) è, invece, riservata alla volontaria giurisdizione.)

Il Professionista, con la collaborazione del debitore, dovrà poi elaborare una proposta di composizione al Giudice che, verificata la regolarità della proposta, dovrà fissare “immediatamente”, con decreto, l’udienza che dovrà tenersi entro 60 giorni dal deposito della documentazione. A quel punto comincia la fase di verifica del consenso espresso (o tacito) dei creditori al piano presentato dall’OCC o dal professionista. Secondo quanto previsto dalla legge, questo procedimento non dovrebbe superare il termine massimo di sei mesi dalla presentazione della proposta, entro il quale l’accordo dovrà essere omologato.

Come si vede, i tempi del procedimento di composizione della crisi, superano di gran lunga quelli naturali di validità del precetto (90 giorni) e, poichè la norma nulla dice in caso di mancata omologazione della proposta di composizione della crisi, ci si chiede cosa mai potrà accadere in tutte quelle ipotesi in cui il creditore, dopo aver notificato il precetto, dopo essere stato “costretto” a coltivare inutilmente l’intero iter della procedura di composizione, dopo aver probabilmente sopportato ulteriori oneri e spese, dovesse riattivare la procedura esecutiva precedentemente sospesa, dopo un lasso di tempo sicuramente più ampio di quello previsto dalla Legge n. 3/2012.

A parere di chi scrive, salvo smentite, l’inserimento di tale “obbligo” nella procedura esecutiva non farà altro che produrre gli stessi “successi” della mediazione obbligatoria.

AGGIORNAMENTO AL 02.03.2016

Come prevedibile, non è passato molto tempo che anche la Giurisprudenza si è espressa sulla mancanza dell’avvertimento nel precetto: il Tribunale di Roma, con sentenza 363/2016 pubblicata il 19 gennaio ha confermato l’opinione espressa a suo tempo in questo articolo, dichiarando che

Atteso che, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., la nullità di un atto processuale può essere pronunciata esclusivamente nei casi in cui la stessa è comminata dalla legge e che l’’avvertimento che il debitore può, con l’’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore, non rientra tra i requisiti che l’’atto di precetto deve contenere a pena di nullità, come reso palese dal testo della legge” (Avv. Nunzio Salice).

La sentenza integrale è stata pubblicata sul sito de “IL CASO” reperibile al seguente indirizzo

http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/dpc.php?id_cont=14244.php


Informazioni su Fabio Salomone

Nato a Pisticci nel 1967, appassionato di computer e nuove tecnologie. Avvocato civilista ed esperto in Processo Civile Telematico è socio fondatore del CSPT Centro Studi Processo Telematico. Sposato con tre figli, divide la sua vita tra la professione forense, lo studio del Processo Telematico e la famiglia.


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