Open/Close Menu Studio Legale Salomone - Avv. Fabio Salomone

Emesse le nuove linee guida per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali nel distretto della Corte di Appello di Potenza. Disciplinate anche le modalità di accesso agli Uffici UNEP.

Cessa per tutti gli Uffici e Cancellerie l’obbligo di prenotazione mentre resta fermo l’obbligo del rispetto della distanza interpersonale di almeno 1,50 mt.

Linee Guida Distretto Corte Appello Potenza – Fase 2

Sono ormai settimane che tra gli Avvocati si sta svolgendo un dibattito serrato sulla c.d. “Fase 2” dell’Emergenza Covid.

Che sia chiaro, questo periodo appena passato non è stato uno scherzo per nessuno: chi ha potuto ha lavorato a regimi davvero bassissimi, mentre la maggioranza degli Avvocati italiani è stata costretta alla chiusura.

All’inizio della pandemia, gli Avvocati si sono scatenati sui social – e non solo – rivendicando la funzione costituzionale di “servizio essenziale” e quindi contestando la paventata ipotesi di interruzione totale dell’attività professionale. In questa fase, devo dire, ho riscontrato una certa compattezza nella categoria (e quando mai!!?) nel difendere una posizione. Sembrava che l’emergenza fosse riuscita a compattare una categoria quanto mai divisa ed inorganica. Ricordate a Pasqua il tormentone lanciato da Gian Domenico Caiazza “Con la toga sulle spalle e nel cuore”? Un bel momento, davvero.

Durante la Fase 1, però, si è cominciato a parlare di “processo da remoto” e lì la compattezza dell’avvocatura è andata a farsi benedire: subito si sono schierati  quelli che “l’udienza in Tribunale è intoccabile“, con in prima linea gli Avvocati penalisti che sostengono l’incompatibilità dell’udienza da remoto con la tutela dei diritti dell’indagato, ed in primis del recluso.

Ma anche gli Avvocati civilisti, più avvezzi al telematico e quindi in teoria più favorevoli al processo da remoto, si sono spaccati in più fronti contrapposti: ci sono gli irriducibili, quelli che sono disposti a farsi una fila di due ore sotto il sole, pur di entrare nelle aule di Tribunale (magari, per poi essere rimandati a casa perchè lo stare al sole per così tanto tempo ha provocato un innalzamento della temperatura corporea, prontamente segnalata dall’addetto al controllo degli accessi); ci sono i telematici ostinati – tra cui il sottoscritto – che insistono e persistono nella utilità dell’udienza da remoto, soprattutto per evitare la proliferazione dei rinvii ad ottobre, se non ad anno nuovo; poi ci sono gli indecisi, quelli che non sanno o non vogliono sapere.

E la “battaglia” tra i favorevoli ed i contrari davvero sta tenendo banco sui social e gli Avvocati continuano a discutere anche animosamente a difesa delle rispettive posizioni.

Ma leggendo tutti questi rispettabilissimi punti di vista mi chiedo: siamo testoni o siamo capponi?

A mio modesto avviso, infatti, il problema reale non è udienza da remoto si o udienza da remoto no: il punto nodale della questione è riprendere a lavorare in condizioni ottimali, utilizzando, ove possibile, tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per raggiungere un risultato utile e, quindi, anche il processo da remoto che, si badi bene, è uno strumento eccezionale, limitato a risolvere un problema straordinario derivante dalla pandemia COVID. L’obiettivo dell’intera classe forense non dovrebbe essere quella di spingere verso soluzioni impraticabili o avventate, come quella di mettersi in fila per due ore per entrare in Tribunale, ma di lottare per tentare di ottimizzare un lavoro reso difficilissimo dalla straordinarietà degli eventi, seguendo il principio della limitazione del rischio.

Invece, come sempre, ci si divide su posizioni di principio anche pericolose, mentre gli unici risultati davvero concreti sono:

a) moltissime udienze vengono rinviate;

b) gli Avvocati che hanno necessità di andare in Tribunale, sono costretti ad una lunga coda per poter accedere alle Aule d’udienza;

c) i Magistrati, secondo il principio di autonomia, sono liberi di determinare se e quali udienze rinviare o svolgere con la modalità della trattazione scritta o da remoto;

d) gli accessi in Cancelleria sono contingentati e limitati;

e) comunque ed in ogni caso, il nostro lavoro è ridotto al minimo.

Per me non ci sono dubbi: continuiamo a litigare, ma poi alla fine, faremo sempre la fine dei capponi di Renzo.

“Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

L’obbligo formativo per il 2020. Possibilità di “sanare” i crediti mancanti nel triennio 2017-2019. FAD – Formazione A Distanza in deroga agli art. 17 e 22 Regolamento CNF.

Ai sensi della L. 247 del 31 dicembre 2012, art. 11L’avvocato ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale al fine di assicurare la qualità delle prestazioni professionali e di contribuire al migliore esercizio della professione nell’interesse dei clienti e dell’amministrazione della giustizia”.

Le modalità della formazione continua sono disciplinate dall’art. 12 del Regolamento CNF n. 6 del 16 luglio 2014:

“… 3. Il periodo di valutazione dell’obbligo di formazione ha durata triennale.

4. L’iscritto deve conseguire, nell’arco del triennio formativo, almeno n. 60 Crediti Formativi, di cui n. 9 Crediti Formativi nelle materie obbligatorie di ordinamento e previdenza forensi e deontologia ed etica professionale.

5. Ogni anno l’iscritto deve conseguire almeno n. 15 Crediti Formativi, di cui n. 3 Crediti Formativi nelle materie obbligatorie. È consentita la compensazione dei Crediti Formativi maturati solo nell’ambito del triennio formativo e nella misura massima di n. 5 Crediti Formativi per anno. La compensazione può essere operata tra annualità consecutive all’interno del medesimo triennio formativo. La compensazione è esclusa per la materia di deontologia ed etica professionale.

6. Il numero di Crediti Formativi conseguiti in modalità e-learning ovvero streaming non può superare il limite del quaranta per cento (40%) del totale dei Crediti Formativi da conseguire nel triennio”.

Il primo triennio di riferimento si è concluso il 31 dicembre del 2019 ed è sorto il problema della verifica della continuità professionale, direttamente collegato all’adempimento dell’obbligo formativo nel triennio appena concluso.

Il problema non è da poco, considerato che il mancato rispetto dell’obbligo formativo comporta l’applicazione di una sanzione “commisurata alla gravità del fatto, al grado della colpa, all’eventuale sussistenza del dolo ed alla sua intensità, al comportamento dell’incolpato, precedente e successivo al fatto, avuto riguardo alle circostanze, soggettive e oggettive, nel cui contesto è avvenuta la violazione.” (art. 21 Codice Deontologico Forense).

Diversi COA hanno, prima della pandemia, interpellato il CNF per comprendere come poter risolvere il problema di tanti professionisti che, per un motivo o per l’altro, non sono stati in grado di raggiungere la quota di crediti formativi prevista dalla normativa.

Il Consiglio Nazionale Forense con una serie di recentissime delibere ha dato la possibilità di “sanare” le eventuali carenze relative al triennio 2017-2019, prevedendo che “i crediti formativi acquisiti nell’anno 2020 saranno integralmente compensabili, per quantità e materie, da parte dell’iscritto, sia con i crediti conseguiti negli anni del triennio formativo 2017-2019, ove concluso, sia con i crediti da conseguire nel triennio formativo successivo”. (Delibera CNF 168 del 20 marzo 2020).

L’iscritto, quindi, che non ha completamente adempiuto l’obbligo per il triennio 2017/2019 potrà frequentare sino al 31 dicembre 2020 eventi formativi – anche in via esclusiva con la modalità a distanza – per recuperare i crediti non conseguiti nel triennio precedente, sia nelle materie ordinarie, sia in quelle obbligatorie, nel rispetto del monte crediti complessivo di 60 di cui 9 nelle materie obbligatorie nel triennio. Fatto salvo l’obbligo di acquisire comunque almeno 5 crediti, di cui 3 nelle materie ordinarie e 2 in quelle obbligatorie, da imputarsi all’anno 2020.

Va precisato che i 5 crediti da acquisire per il 2020 non possono essere, a loro volta, compensati con crediti in esubero relativi al triennio 2017-2019, quindi dovranno essere necessariamente acquisiti entro il 31 dicembre 2020.

Nella medesima delibera CNF n. 168 si precisa inoltre che:

  1. L’anno solare 2020 non verrà contato ai fini del triennio formativo, nel senso che non rientra in nessun triennio formativo, rappresentando un anno a sé. Il prossimo triennio formativo sarà quindi 2021-2023.
  2. Per l’anno 2020 occorre comunque rispettare l’obbligo formativo di 5 crediti di cui 3 nelle materie ordinarie e 2 nelle materie obbligatorie
  3. Nel 2020 tutti i crediti sono conseguibili tramite FAD (formazione a distanza): e-learning, streaming, webinar, videoconferenza ecc. Questa possibilità riguarda sia i 5 crediti minimi da conseguirsi obbligatoriamente, sia i maggiori crediti attribuiti dalla partecipazione ad ulteriori eventi formativi.

Al fine di dare piena attuazione al deliberato n. 168, il CNF ha emesso, inoltre, la delibera n. 193 sempre in tema di “Formazione Continua” consentendo, limitatamente all’anno 2020 e fino al 31 dicembre 2020 agli Ordini territoriali e alle Associazioni Forensi, anche attraverso le loro articolazioni territoriali, di determinare i crediti formativi da attribuirsi agli eventi dagli stessi organizzati con la modalità FAD (formazione a distanza) … a condizione che adottino strumenti di controllo idonei a verificare l’identità dei partecipanti all’inizio dell’evento formativo a distanza, durante lo stesso ed al suo termine.

La Regione Basilicata fa il bis.
Dopo aver regalato, diversi anni fa, il token con la firma digitale e la Carta Nazionale dei Servizi, la Regione Basilicata, nell’ottica di semplificazione e digitalizzazione dei servizi amministrativi sta attuando la distribuzione gratuita della firma digitale remota per i cittadini residenti nella Regione. La procedura per ottenere la firma digitale remota, quindi senza token, è molto semplice e prevede anche una comodissima modalità on line.

Richiedi la firma digitale remota della Regione Basilicata

Per ottenere il rilascio del certificato di firma digitale remota in modalità digitale è necessario:

  1. scaricare il modulo di richiesta
    ATTENZIONE con questo modulo si sta richiedendo un certificato di Firma Digitale Remota, e NON il rinnovo di un certificato di firma digitale rilasciato su token USB
  2. compilare il modulo PDF con i propri dati anagrafici inserendo tutti i dati obbligatori fra cui il numero di cellulare e l’indirizzo email
  3. firmare digitalmente il documento (con firma PDF – PADES – no P7m) in corrispondenza di ciascun campo “Firma del Titolare” cioè in corrispondenza dei Quadri F, H, I ed L
  4. inviare il modulo firmato con email non certificata insieme alla copia del documento di identità e della tessera sanitaria all’indirizzo firmadigitale@regione.basilicata.it. Non è necessario che il modulo firmato e le copie dei documenti siano contenuti nello stesso file, è anzi consigliato mantenere file separati

Siamo appena entrati nella fase 2 del lock-down provocato dalla pandemia del Covid-19 ed ancora non abbiamo imparato a gestire le nuove modalità di gestione dei rapporti sociali, che – è bene sottolinearlo – continuano a presentare notevoli rischi e che comportano ancora l’adozione, ora più che prima, delle misure di sicurezza e di distanziamento. Non dobbiamo quindi interrompere l’utilizzo delle mascherine e dei guanti, ancora dobbiamo lavarci le mani con il sapone almeno per 60 secondi e in ultimo, ma il più importante, dobbiamo mantenere la distanza di almeno un metro.
Queste misure appaiono agevoli da attuare quando parliamo di attività all’aria aperta, mentre costituiscono un serio problema logistico quando spostiamo l’attenzione verso ambiti più ristretti o limitati, come locali, strutture ricettive, alberghi, locali commerciali ecc. Come comportarsi quindi nei rapporti contrattuali già in essere, ma soprattutto per quelli futuri?

Forza maggiore o eccessiva onerosità?

L’approssimarsi della stagione estiva sta già presentando agli operatori del settore i primi problemi logistici: come affrontare il tema del distanziamento? Quanti utenti posso gestire all’interno della mia struttura senza che ciò possa presentare fonte di rischio per gli utenti ma soprattutto per gli operatori, i dipendenti ed i collaboratori?
I problemi sono tantissimi ed in questi giorni gli operatori economici, ciascuno per le proprie attività, sta cercando di capire come poter organizzare al meglio le proprie strutture. L’alternativa all’adozione di misure di sicurezza è infatti, allo stato, la chiusura dell’attività.
Ci si pone a questo punto il problema se i decreti emessi dal Presidente del Consiglio, e più in generale la pandemia del Covid-19 possano giustificare un inadempimento contrattuale (pensiamo alle prenotazioni per le vacanze estive) per causa di “forza maggiore” o anche per “eccessiva onerosità
Il problema nasce dal fatto che nel nostro ordinamento il concetto di “forza maggiore” e di “eccessiva onerosità” non sono definite in maniera precisa, ma sono sempre state oggetto di interpretazione da parte del Giudice che analizzava, di volta in volta, il “peso” delle rispettive prestazioni sinallagmatiche, per valutare sia la sussistenza della “forza maggiore”, ma soprattutto la valutazione della “eccessiva onerosità” della prestazione.
Con “forza maggiore” si intende “una serie di eventi incontrollabili che, al momento della stipula dell’accordo, siano anche imprevedibili”.
Quindi qualcosa che non solo è estraneo ai soggetti del contratto, ma soprattutto che non è prevedibile.

La tutela a livello internazionale

A livello internazionale il concetto di “forza maggiore” è definito nella “Convenzione di Vienna”: “Una parte non è responsabile dell’inadempienza di uno qualsiasi dei suoi obblighi se prova che tale inadempienza è dovuta ad un impedimento indipendente dalla sua volontà e che non ci si poteva ragionevolmente attendere che essa lo prendesse in considerazione al momento della conclusione del contratto, che lo prevedesse o lo superasse, o che ne prevedesse o ne superasse le conseguenze.” Quindi la “forza maggiore”, secondo l’art. 79 della Convenzione di Vienna, è un impedimento, un ostacolo indipendente dalla volontà del soggetto contraente e soprattutto non “ragionevolmente” prevedibile.
Anche il concetto di “eccessiva onerosità” è stato previsto a livello internazionale (c.d. hardship clause) per tutelare il contraente a fronte di una prestazione divenuta eccessivamente onerosa per cause sopravvenute, ma pochi ordinamenti nazionali hanno disciplinato tale ipotesi di tutela, prevedendo piuttosto l’immodificabilità delle condizioni contrattuali se non nella misura in cui il medesimo contratto lo consente: in pratica, se nel contratto non è espressamente disciplinata l’ipotesi della eccessiva onerosità e il contraente “debole” se non adempie, sarà soggetto alle sanzioni conseguenti al suo inadempimento.

Cosa ci aspetta.

Durante la fase 1 del lock-down aziende, imprese ed in genere tutte le attività non essenziali, sono state costrette alla chiusura, tanto da rendere impossibile l’adempimento alle obbligazioni precedentemente stipulate (es. il ristorante che non ha potuto dar luogo al ricevimento di nozze): in questo caso l’inadempimento è assolutamente non colpevole in quando etero determinato dall’imposizione di un atto autoritativo (i DPCM emessi dal Presidente del Consiglio) che costituiscono un’esimente assoluta (c.d. factum principis) che esclude ogni possibilità risarcitoria per il creditore, essendo l’ordine delle pubbliche autorità un elemento cogente ed estraneo alla sfera di controllo del debitore.
Per il prossimo futuro, invece, la prospettiva che dovrà essere presa in considerazione è quella della “eccessiva onerosità”, in quanto le disposizioni del Governo ed in generale l’obbligo di adozione di rigide misure di sicurezza, renderanno l’adempimento delle obbligazioni assunte particolarmente onerose, ma certamente non impossibili.
Poiché il concetto di “eccessiva onerosità” è particolarmente labile e soggettivo, sarà compito di ciascun operatore economico effettuare una analisi preventiva ma soprattutto presuntiva, in quanto non conosciamo assolutamente il decorso della pandemia per i prossimi mesi, per poter organizzare al meglio la propria attività e gestire i rapporti con i propri clienti che, possiamo già agevolmente prevedere , non saranno particolarmente semplici e sereni.
Una verifica alle condizioni contrattuali già in essere, oppure un adeguamento per i rapporti economici futuri è non solo consigliata, ma quasi essenziale per ridurre al minimo i problemi e le contestazioni, così come è fondamentale una corretta pianificazione della propria attività per evitare di incorrere in sanzioni amministrative o anche penali per il mancato rispetto delle disposizioni in essere e di quelle future.

In questo video vi mostro come impostare Adobe Acrobat Reader per poter firmare digitalmente i nostri documenti telematici e poterli quindi depositare telematicamente nel processo civile ed amministrativo.

Cominciamo dalle modifiche alle impostazioni del programma, per arrivare alla modalità pratica di inserimento della firma digitale sul documento.

Le istruzioni valgono anche per la versione a pagamento di Adobe Acrobat DC.

Con questo tutorial mostro come effettuare il pagamento del contributo unificato in modalità elettronica, utilizzando il portale PST Giustizia e, quindi, come depositare il fascicolo per l’iscrizione a ruolo del procedimento.

Da lunedì 11 maggio, riprendono a decorrere i termini “per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali”. La sospensione era stata introdotta inizialmente dall’articolo 83, comma 2, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni in legge, per il periodo dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 (termine, quest’ultimo, poi prorogato all’11 maggio 2020 dal decreto legge 8 aprile 2020, n. 23). La norma precisava che “si intendono pertanto sospesi, per la stessa durata, i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari, per l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali. Ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo. Quando il termine è computato a ritroso e ricade in tutto o in parte nel periodo di sospensione, è differita l’udienza o l’attività da cui decorre il termine in modo da consentirne il rispetto”. 

Conseguentemente, occorrerà rideterminare, qualora non sia stato già fatto, le scadenze di ogni procedimento, “saltando” il periodo di sospensione – 9 marzo / 11 maggio.

Il Presidente del Tribunale di Matera ha emesso il decreto n. 68 relativo alle linee guida per i giudizi civili per i prossimi mesi.
Riassumendo, le disposizioni più salienti sono:

  1. per il periodo 12 maggio 2020 al 31 luglio 2020 rinvio a date post-feriali di tutte le udienze non urgenti;
  2. Per le cause ritenute non rinviabili, a libera scelta del Magistrato, si utilizzeranno alternativamente le modalità di trattazione scritta (lettera h art. 83, c. 7, D .L. 18/2020) ovvero utilizzando la piattaforma Teams  (lettere f  art. 83, c. 7, D .L. 18/2020);
  3. Esclusivamente per le cause che non si potranno trattare nelle modalità di cui al punto 2, l’udienza si svolgerà con la presenza fisica delle parti: in questo caso si dovranno adottare le misure di sicurezza e di distanziamento sociale oltre che di capacità massima dei locali.

Le udienze con audizione di testi saranno rinviate al periodo post feriale.

TRIBUNALE DI MATERA – DECRETO 68/2020 Disposizioni in materia di procedimenti civili

Nulla è definitivo, tranne la morte e le tasse. (Benjamin Franklin)

Ho approfittato del lock-down provocato dalla pandemia del Covid-19 per mettere mani al sito dello Studio legale che, onestamente, non veniva seguito da qualche tempo. La mia intenzione è quella di ricominciare quel processo formativo ed informativo, iniziato sei anni fa con l’avvento del processo civile telematico, con la pubblicazione di materiale utile alla classe forense – e non solo – in tema di informatica giuridica e processo telematico. Ho ricominciato, nello specifico, a realizzare dei tutorial video per il pagamento telematico del contributo unificato e visto il loro successo, ho intenzione di proseguire nella produzione di altri video che potrebbero essere utili nel lavoro quotidiano dell’avvocato, considerato che, almeno per i prossimi mesi a venire, saremo sempre più “telematici” e poco “pratici”, visto che le misure di contenimento e di distanziamento sociale dovranno necessariamente continuare fino ad una soluzione sanitaria più affidabile. Nella speranza che tutto ciò possa risultare utile a me e a tutti voi.

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